Missione e ricerca

Let them call me
a frontier methodologist.

Esploro il confine tra ciò che la ricerca sociale sa già fare e ciò che non ha ancora provato, o non ha provato abbastanza. Testare nuovi strumenti, nuove combinazioni e nuovi approcci non è un interesse secondario: è parte della ricerca stessa.

Missione

Metodologia come spazio critico.

Sono arrivato alla metodologia quasi per caso. Mi ero iscritto a scienze della comunicazione con l'idea di diventare direttore artistico radiofonico. Poi ho incontrato la metodologia della ricerca sociale attraverso le lezioni di M.C. Pitrone, e qualcosa è cambiato.

Di solito accade così: non puoi scoprire davvero la metodologia prima di incontrarla. Non si studia alle scuole superiori e, quando arriva all'università, si hanno già altri piani. Molti vogliono solo superare l'esame e andare avanti: la materia è insolita, impegnativa, diversa da quasi tutto il resto del percorso. Solo alcuni restano agganciati. Io sono stato uno di questi.

Ciò che mi ha agganciato è questo: la metodologia non è un insieme di procedure da applicare. È lo spazio in cui si decide cosa può essere osservato, come può essere classificato e che cosa conterà come evidenza. Ogni scelta metodologica produce conseguenze teoriche, empiriche ed etiche, conseguenze che raramente entrano nei risultati pubblicati, ma li plasmano interamente.

La frontiera su cui lavoro oggi passa in larga parte dagli ambienti digitali. Nuovi strumenti e sistemi di intelligenza artificiale cambiano non solo il modo in cui raccogliamo dati, ma anche quali domande diventano formulabili e che cosa resta fuori portata. Per questo studio come le tecnologie trasformano la pratica empirica: non come una forza esterna alla ricerca, ma come qualcosa che vi è intrecciato dall'interno.

Per la stessa ragione mi interessa la qualità della vita dei ricercatori. Le persone che producono conoscenza non sono intercambiabili. Pressioni istituzionali, contratti precari e condizioni quotidiane influenzano che cosa viene studiato e come. In Italia, in particolare, lo scarto tra le condizioni di lavoro dei ricercatori e quelle di altri paesi è documentato, ma ancora poco osservato come variabile metodologica a pieno titolo.

Le tre cose che studio - innovazione metodologica, tecnologie digitali e vita dei ricercatori - sono collegate dalla stessa domanda: quali sono le condizioni concrete in cui produciamo conoscenza, e che cosa ci costano?

Costruire comunità scientifiche in cui queste domande possano essere poste con onestà, non solo attraverso competizione e specializzazione ma anche tramite scambio reale, è per me la conseguenza pratica del prendere sul serio la metodologia.

Iniziativa

Homo Methodologicus

Homo Methodologicus è il nome provvisorio di uno spazio che vorrei costruire attorno a queste domande: metodologia, innovazione, dati e condizioni della ricerca. Non un manifesto chiuso, ma un laboratorio per rendere più visibili le scelte attraverso cui produciamo conoscenza.

L'idea è creare un luogo di confronto metodologico capace di tenere insieme ricerca empirica, strumenti digitali, valutazione critica e responsabilità scientifica.

Work in progress
Perché questo nome?

Per indicare una postura: osservare la ricerca non solo attraverso i risultati che produce, ma anche attraverso le condizioni, gli strumenti e le decisioni che rendono quei risultati possibili.

Dal problema di ricerca all'evidenza utilizzabile

Dalla domanda di ricerca a evidenze usabili.

Collaboro su disegno della ricerca, revisione metodologica, valutazione e analisi dei dati.